Peter Sagan Campione del Mondo per la terza volta con dedica a Michele Scarponi, Matteo Trentin quarto

Di GIANCARLO COSTA ,

Peter Sagan e il podio deli Mondiali di ciclsimo di Bergen (foto cyclingnews)
Peter Sagan e il podio deli Mondiali di ciclsimo di Bergen (foto cyclingnews)

A Bergen si è scritta una pagina unica del ciclismo. Peter Sagan ha vinto il suo terzo mondiale consecutivo. Come lui nessun altro. Non vi riuscirono Binda, il primo cannibale di questo sport, Van Steenberger, il vero cannibale Merckx o il più recente Freire.

Tutti coloro che fino ad oggi avevano vestito per tre anni la maglia iridata, l’avevano fatto non consecutivamente. Poi è arrivato questo talento nato a Žilina, in Slovacchia, cresciuto ciclisticamente nel mountain bike e poi in Italia, e il record è caduto. Un legame, quello con il nostro Paese, che Peto conserva ancora, parlando correttamente l’italiano e non mancando di mandare segnali d’amore verso l’Italia. Come le parole in ricordo di Michele Scarponi, al termine della sua terza vittoria mondiale: “Non credevo, sinceramente non credevo di poter battere Kristoff, qui davanti al suo pubblico, ma ci tenevo a vincere. Gli ultimi chilometri? Sembrava che qualcuno potesse riuscire ad evadere.. Addirittura ci ha provato Gaviria. Io ho provato a galleggiare, a restare avanti. Mi sono reso che ci sarebbe stata la volata solo all’ultimo chilometro.. l’ho fatta. Sono contento. Un pensiero va a Michele Scarponi, domani avrebbe compiuto gli anni. Un abbraccio alla sua famiglia.. ed anche a mia moglie e a mia figlia.”. L'omaggio a Michele Scarponi l'aveva tributato anche la Nazionale al via, presentandosi con lo striscione "Scarpa nel Cuore". Come ha ricordato Cassani in conferenza stampa, si è corso nel suo nome.

Per l’Italia di Davide Cassani è arrivato un quarto posto amaro, con Matteo Trentin. Amaro perché mai come in questo mondiale il gruppo era convinto delle proprie possibilità e ha corso di conseguenza. Gli azzurri hanno presidiato ogni azione di rilievo nei 60 chilometri finali, ovvero da quando la gara è entrata nel vivo. Prima con Alessandro De Marchi, poi con Alberto Bettiol e Diego Ulissi, infine con Gianni Moscon. Il trentino ha risposto all’allungo di Julian Alaphilippe sull’ultima ascesa della Salomon Hill. Lo strappo del francese è deciso e fa male. Non tengono le ruote favoriti del calibro di Van Avermat e Matthews.

Tiene Moscon, nonostante una caduta e la fatica per il recupero. Insieme si accingono a percorrere i 10 chilometri finali, con il gruppo alle costole, staccato di circa 10”. Poi, a metà strada, il francese forza ancora, per staccarlo. Un’ora dopo l’arrivo Gianni Moscon è stato poi squalificato da parte dei commissari di gara per traino durante il rientro in gruppo dopo la caduta.

Fatto sta che, mentre salta il collegamento tv, lasciando il pubblico al buio, il gruppo, sospinto da diversi tentativi solitari e dalla Norvegia, compatta per Kristoff, recupera. Si presenta forte di una trentina di unità agli 800 metri. Matteo Trentin, ben pilotato da Bettiol, è in ottima posizione, ma l’ultima curva a destra scompagina i piani dell’azzurro. Sul rettilineo scatta Kristoff. L’unico in grado di tenergli la ruota, accostarlo e sopravanzarlo con il colpo di reni finali di Peter Sagan. Che prima di festeggiare è costretto ad attendere il fotofinish. Trentin è quarto, superato anche da Matthews. “Mi dispiace.. - afferma subito dopo l'arrivo - ero in posizione ottimale per la volata. Quei due erano di un livello superiore… però il podio era alla mia portata..."

Brucia, questo mondiale, anche a Davide Cassani, che continua la sua scalata. In quattro mondiali ha collezionato piazzamenti sempre migliori. Lo scorso anno il quinto posto di Nizzolo, oggi il quarto di Trentin: “Mi dispiace – dice il tecnico azzurro -, perché si sono create diverse situazioni che ci avrebbero potuto portare qualcosa di più. A cominciare dall’azione di Gianni Moscon e Alaphilippe. Fossero andati insieme forse avrebbero raggiunto il traguardo. Gianni è stato molto bravo: è caduto, ha cambiato la bici, è stato pronto a rientrare e a recuperare. Nel momento decisivo era lì, a giocarsi le sue carte. Questo quarto posto che non ci soddisfa, ma siamo anche consapevoli che non partivamo con i favori del pronostico. I ragazzi, comunque, sono stati bravi, hanno corso benissimo. Già dallo scorso anno sapevamo che sarebbe stata una gara complicata, nella quale nessuna squadra avrebbe potuto controllare. Ci hanno provato i belgi, i norvegesi, i polacchi, ma alla fine ha vinto sempre Sagan, che è forte.. il più forte. Matteo Trentin si è fatto trovare pronto.. meritava un posto sul podio.".

Fonte federciclismo

  • Giornalista pubblicista dal 2004. Direttore responsabile della testata Sport Communities per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it mtbpassion.it dal 2009 al 2015. Proprietario, responsabile editoriale e autore di outdoorpassion.it, runningpassion.it, snowpassion.it, bici.tv dal 2016. Collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999 per la realizzazione di articoli sul backcountry, cioè snowboard­alpinismo. Collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000 per realizzazione di articoli sul backcountry Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD dal 2002, Giornalista Pubblicista dal 2004 Autore, Responsabile Tecnico e Proprietario della rivista MONTAGNARD FREE PRESS dal 2004 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT (DOGMA srl) nel 2006. Collaboratore della rivista ALP da 2007 al 2010. Collaboratore del sito www.snowboardplanet.it nel 2007. Facebook: Giancarlo Costa

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