Come funziona To.Bike, le bici gialle del bike sharing di Torino alla prova

Di EMANUELE ZANGARINI ,

Gli stalli vuoti, o pieni, sono un problema.
Gli stalli vuoti, o pieni, sono un problema.

Dopo aver provato i servizi di free floating per due mesi ho provato l’alternativo servizio di bike sharing ToBike. La mia esperienza sulle bici gialle e qualche consiglio per affrontare i percorsi urbani e i misteriosi stalli.

Abbonamento

Il primo approccio all’abbonamento non ha dato i frutti sperati. Sapendo che l’abbonamento è caricabile sulla carta multiservizio Bip sono andato all’ufficio Gtt della stazione di Torino Porta Susa dove un’esterrefatta addetta mi ha rimbalzato nel centralissimo ufficio di bicincittà in via Santa Chiara 26/F, dove si può arrivare dopo un quarto d’ora di cammino.

La registrazione consiste nella compilazione di un modulo cartaceo e nel pagamento della quota annuale, che comprende la prima mezz’ora di utilizzo gratuita e le successive a pagamento con un credito alla registrazione di 5 euro. Tagli diversi di abbonamento vengono offerti e le tariffe aggiornate si trovano sul sito ufficiale.

Viene anche proposta un’assicurazione su danni a cose e persone con un alto massimale ma una franchigia che vi farà pagare di tasca vostra i più piccoli e probabili danni. L'assicurazione rimane comunque una idea da prendere in considerazione nel caso tu non sia coperto da un’assicurazione per i tuoi tragitti in bici, perché anche le tratte ciclabili sono tutt'altro che prive di insidie.

Percorsi sconnessi

Usando per un mese le bici gialle non posso che confermare la sensazione già sperimentata nel free floating di trovarsi di fronte a percorsi improvvisati, piste ciclabili connesse alla bene e meglio. Un esempio: prendendo una bici allo stallo all’uscita D della stazione Porta Susa in Corso Inghilterra bisogna attraversare il controviale ed il corso per immettersi nella bella pista ciclabile protetta che costeggia il controviale della stazione. Per connettersi alla pista ciclabile di Corso Matteotti sulla direttrice Ovest-Est bisogna attraversare il controviale al semaforo pedonale, percorrere un tratto di pista annesso alla stazione, attraversare al semaforo pedonale Ponte Europa, attraversare i due attraversamenti pedonali di Corso Bolzano e immettersi nella pista ciclabile che dopo una manciata di metri devia bruscamente per scansare il dehor di un bar.

Un percorso di poche centinaia di metri si trasforma così in un’attesa frustrante, tant’è che i ciclisti per la maggior parte ignorano l’obbligo di usare le piste ciclabili e si buttano a loro rischio e pericolo nel traffico cittadino.

Una volta sulle piste ciclabili, il terreno è sconnesso, i tombini non a livello un pericolo, e i paletti per bloccare il posteggio delle macchine, in un signorile verde turet spuntano come funghi obbligando i ciclisti al doppio senso alternato al primo ostacolo, tipicamente un pedone disorientato, uno scooter o un’impalcatura.

La sensazione è che chi ha progettato le piste ciclabili abbia riusato lo spazio di scarto della sede stradale, un frammento di controviale o il bordo di una strada e che soprattutto abbia visto l'ultima pista ciclabile su un pezzo di carta e non debba usarle. Le piste più recenti come quella del nuovo posteggio interrato in Corso Galileo Ferraris invece sono sicuramente più agevoli prevedendo nei migliori dei casi due piste separate per senso di marcia e un'andatura più agevole.

Gli stalli

Punto dolente del sistema di bike sharing, gli stalli hanno più di un problema. Alcune torrette sono traballanti ed è meglio lasciarle stare, altre non funzionano illuminandosi di rosso o non illuminandosi affatto al passaggio della tessera. In tutte il meccanismo di sblocco è ostico, uno spuntone rotondo che richiede alla ruota anteriore di essere sollevata e una discreta forza da applicare al manubrio per incastrarle.

Alcuni stalli escono a macchia di leopardo dal sistema diventando inutilizzabili, come quello nei pressi della metro di piazza XVIII dicembre che per l’intero mese di luglio è stato spento, mentre altri hanno problemi a sbloccare alcuni mezzi, problemi che spesso si risolvono aspettando qualche minuto e riprovando a passare la tessera.

Parco bici

Il parco bici ha visto giorni migliori. Alcune bici gialle vengono lasciate dagli utenti in uno stato di completa inutilizzabilità, con pneumatici forati o squarciati, ruote piegate, parafanghi svitati, freni difettosi e 1001 difetti alle catene e ai cambi. Una volta per aver voluto mettere una marcia in più la catena è rovinosamente scesa obbligandomi a rigirare la bici gialla rimettendola a posto, operazione evidentemente già fatta frettolosamente in precedenza. Occhio quindi alle marce alte, e alle bici che hanno un un cambio che "suona male" alla prima prova.

Gli utenti

La situazione degli stalli e del parco bici porta gli utenti ad una sorta di solidarietà da caserma, o meglio da trincea, dove si elargiscono e ricevono suggerimenti sui mezzi, sulle tessere, sugli stalli.

Solo una volta in un mese ho trovato la più pura mancanza di educazione da parte di un utente che mi ha sottratto la bici davanti al naso posando il catorcio con pedali in cui si era imbattuto senza proferir parola, una scena più che da Smart City del XXI secolo da città industriale anni Ottanta stile Fantozzi.

La cooperazione fortunatamente predomina, così in caso di problemi gli utenti del servizio si aiutano fra loro, come quando dopo aver passato la tessera più volte con scarsi risultati e nutriti segnali visivi e acustici mi è stato consigliato di chiamare il numero verde di ToBike.

Numero verde

Il numero verde sopperisce alle mancanza del sistema di prelievo basato sulle tessere, piuttosto arcaico e incline ai problemi. Telefonando un operatore in carne ed ossa risponde chiedendo il tragitto effettuato l’ultima volta che si è usato il servizio e provvedendo allo sblocco della tessera direttamente allo stallo.

In pochi mesi d'uso non sarà raro chiamare almeno una volta il numero verde data l'inclinazione delle tessere a bloccarsi per motivi non particolarmente chiari.

Com'è To.Bike?

Il bike sharing gestito da BicinCittà e dal Comune di Torino è in definitiva una buona idea con diverse sbavature nella realizzazione. Rinnovare il parco bici e ampliare l'offerta e l'efficienza degli stalli aumenterebbero sicuramente la qualità del servizio, ma il vero, grande lavoro da fare sarebbe mettere in sicurezza e connettere la rete ciclabile torinese. Senza questo passaggio, qualsiasi tentativo di rendere Torino una metropoli ciclabile si scontrerà con una realtà fatta di pochi folli ciclisti che si ostinano a percorrere percorsi a tratti insicuri.

  • Curo le rubriche di ambiente, energia, della ciclabilità e della mobilità sostenibile di bici.tv e outdoorpassion.it. Seguo la parte tecnico-informatica di Outdoor Passion dal 2007 quando portava il nome di Sport Communities. Twitter: @emazangarini Facebook: emanuele.zangarini

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